TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 664 del 19 maggio  2019
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La Francia, stato canaglia? Stampa E-mail
Scritto da MARCO GIACINTO PELLIFRONI   

LA FRANCIA, STATO CANAGLIA?

(VERSO UN’AFRICA GIALLA?)

La definizione di Stato canaglia (rogue State) è stata coniata da quello che ne è forse il capofila: gli USA, che si considerano padroni del mondo e giudicano le altre nazioni a seconda che assecondino o meno i loro interessi egemonici, agendo contro chi si discosta dal rango di Stato vassallo, mediante sanzioni, colpi di Stato, “interventi” della CIA [VEDI].

Le dimensioni degli USA hanno sino a poco tempo fa oscurato un loro degno emulo: la Francia, che apparentemente ha chiuso la parentesi colonialista, non più sostenibile dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, ma sostanzialmente non ha smesso di essere uno Stato colonialista, sotto mentite spoglie.

 


 Romano Prodi nominato inviato speciale ONU per il Sahel.

Un incarico onorifico, di facciata, senza risultati

 

Romano Prodi, designato nel 2012 “inviato speciale dell’ONU per il Sahel”, [VEDI] evidentemente non s’è mai accorto, visitando le 14 nazioni di quell’area, dei legami intestini tra l’Africa francofona e la Francia, tanto da giudicare oggi una “brutale superficialità” la denuncia, targata M5S, della scandalosa sudditanza delle ex(?) colonie francesi agli antichi (?) padroni,  mentre è invece una tragica realtà, messa in atto attraverso la moneta. Forse non se ne accorse in quanto artefice dell’euro, che con la moneta africana ha qualche affinità, di stampo coloniale. Cosa poi abbia egli combinato, nella sua veste di inviato speciale, non è dato sapere, a giudicare anche dal penoso stato in cui versa oggi l’Africa.

Chi mi legge sa quanto io abbia battuto, da ormai oltre dieci anni, sul dolente tasto che chi stampa moneta tiene in pugno chi la riceve, condannandolo ipso facto ad essere suo schiavo perenne. 

 


 L'ivoriano Konaré, da tempo residente in Italia, rischia grosso per le sue rivelazioni sul CFA coloniale francese

 

La Francia ha infatti pensato bene di dichiarare le sue ex colonie sparse per il mondo (Africa, Oceania, Antille) come affrancate dal secolare dominio, ma non affrancate dal franco (un eloquente gioco di parole). Senza addentrarmi troppo nei particolari geografici, per i quali, e non solo, rimando all’eloquente denuncia di Mohamed Konarè [VEDI], la Francia ha mantenuto il cappio al collo dei 14 Stati africani francofoni attraverso il CFA, il franco coloniale, che viene stampato in Francia e imposto quale valuta ufficiale. I presunti vantaggi per le popolazioni sarebbero il suo cambio fisso, dapprima col franco e, dopo l’avvento dell’euro, con quest’ultimo, e quindi la stabilità monetaria.

La situazione mostra qualche analogia con quella italiana, cui fu imposto l’euro con giustificazioni analoghe. E abbiamo visto quale prezzo abbiamo pagato e paghiamo legandosi ad una valuta forte senza possibilità di modificarne il cambio a seconda delle nostre esigenze di esportazione: si resta ingessati! 

 


 Ministero del Tesoro a Parigi.

Qui confluisce metà dei proventi coloniali africani, in cambio di moneta fiat

 

Ma la situazione è molto peggiore per i disgraziati africani, in quanto l’imposizione non si limita al cambio fisso, bensì è aggravata da un fardello insopportabile: le varie Banche Centrali dei Paesi interessati dipendono totalmente dalla Francia, che impone nei loro board propri uomini di fiducia con diritto di veto sulle politiche monetarie, le cui manovre devono essere approvate all’unanimità. A rendere la pillola del tutto indigeribile c’è infine l’iniquo balzello: dapprima il 100%, poi il 65%, oggi “solo” il 50% delle riserve valutarie dei Paesi membri deve essere depositato presso il Tesoro di Parigi, che può disporne a sua discrezione, anche per abbassare il proprio debito pubblico. In cambio, viene stampato il CFA e distribuito ai vari Paesi dell’area francofona. In sostanza, si ha un drenaggio delle risorse monetarie che i vari Paesi ricavano vendendo all’estero i propri prodotti, dai minerali ai prodotti agricoli. Se questo non è strozzinaggio in piena regola, cos’altro lo è?

Si tratta, in ultima analisi, di una ancor più perversa forma di signoraggio monetario, vocabolo dato alle fiamme dagli ossequiosi osservanti della liturgia finanziaria. Tradotto: dare carta straccia con impresso un valore monetario, in cambio di valuta pregiata. (Pregiata si fa per dire, perché non c’è ormai valuta al mondo che non si produca mediante signoraggio: per “pregiata” si intende che è accettata universalmente, a differenza, in questo caso, del CFA, valido soltanto nel circuito interno).

 


 Gheddafi e Sarkozy in un'immagine che rievoca il bacio di Giuda

 

Forse non è fuori luogo accennare al fatto che il dollaro è stato, ed è, l’esempio per eccellenza del signoraggio internazionale sin da quando, nel 1971, si sganciò dal vincolo con l’oro, imponendosi di fatto come carta straccia imposta forzosamente dalla nazione dominante. Sappiamo bene come sono finiti coloro che hanno tentato di sottrarsi al monopolio del dollaro, primi fra tutti Saddam Hussein e Gheddafi, quest’ultimo per il suo sogno di creare una valuta indipendente panafricana. [VEDI]

Allo stesso modo, la morsa di Parigi sui suoi confermati sudditi africani si maschera dietro le affermazioni dei suoi presidenti, ultimo Macron, che chiunque voglia uscire dal CFA è libero di farlo. Salvo eliminare fisicamente o politicamente chi ardisce di mettere in pratica tale dichiarazione. D’altronde, parafrasando “Parigi val bene una Messa”, il gioco vale la candela, visti gli introiti stimati in € 500 miliardi l’anno, mentre gli africani muoiono di fame. [VEDI]
 


  Il cupo destino di sfruttamento schiavistico attende anche in Italia molti africani in fuga da condizioni simili

 

A ulteriore conferma, se mai ve ne fosse bisogno, della totale sudditanza delle colonie alla Francia, si pensi che i punti all’ODG dei Consigli dei Ministri vanno prima inviati a Parigi ed ivi valutati e approvati, modificati o depennati se contrari agli interessi francesi. A volte le riunioni si tengono direttamente a Parigi. Se questa è indipendenza, non solo monetaria, ma persino politica…

Da tutto quanto sinora scritto risulta evidente che i Paesi africani francofoni vengono tramite il CFA svuotati della loro ricchezza e immiseriti senza speranza, costringendo i giovani a cercare una vita dignitosa a qualsiasi costo, anche della vita, attraversando il deserto, il Mediterraneo, le violenze e i soprusi di bande di trafficanti spietati, anche se poi, sbarcati in Europa, li attende un triste destino, non molto dissimile di quello di provenienza. 

Quindi, se non si cambia l’assetto politico e monetario vigente in Africa, è vano sperare di contenere la spinta migratoria; ed è ignobile sentire le critiche all’Italia per la chiusura dei suoi porti da parte di una Francia che è la principale responsabile della fuga di tanti migranti verso le nostre coste; con l’aggiunta dell’insensato accordo di Dublino che prevede le nazioni di primo sbarco doversi far carico dei migranti. E guarda caso, la Francia è la nazione con le proprie coste più lontane dall’Africa; e a Ventimiglia respinge regolarmente quanti cercano di varcare la frontiera. 


Immagine del mare in burrasca diffusa dalla Seawatch3 per chiedere aiuto all'Italia. Avventurandosi in mare a gennaio, l'esito è quasi scontato: oltre ai salvati, si devono salvare anche i salvatori.

 

Fa un certo effetto sentire l’africano Konorè affermare che ha ragione l’Italia a chiudere i porti, perché non è con l’ipocrisia dell’accoglienza, peraltro inattuabile in un’Italia in preda alla disoccupazione e alla crescente miseria, che si risolve questo immane problema, ma andando ad incidere nei luoghi di partenza dei profughi: luoghi ricchi di ogni genere di necessità per una vita dignitosa dei suoi abitanti, sinora depredati attraverso una moneta che ingrassa la Francia. Quella Francia che, come afferma lo stesso Konorè, senza l’Africa sarebbe nulla. Con buona pace della grandeur di marchio degaulliano. (Questo discorso non si limita all’Africa francofona, naturalmente, coinvolgendo varie altre nazioni; ma il caso qui denunciato è peculiare per l’iper-sfruttamento attuato attraverso il signoraggio monetario). Konorè respinge altresì la ricorrente formuletta dell’”aiutiamoli a casa loro”, in quanto l’aiuto migliore sarebbe ritirarsi delle multinazionali predatrici dalle terre d’Africa, lasciando agli africani la gestione della propria terra; e invece cooperare per la costruzione di impianti di trasformazione delle abbondanti materie prime in loco, anziché limitarsi al loro trasbordo in Occidente, degradando gli africani a meri venditori a basso prezzo di materie prime e poscia ad acquirenti di prodotti finiti, ad alti prezzi, emungendo dalle scarse riserve di valuta pregiata che la rapacità francese lascia in loro mani. Rapacità espletata anche attraverso il diritto di prelazione di Parigi, a prezzi imposti, su qualunque vendita di merce locale: “Potete vendere a terzi solo se il prodotto non ci interessa”!

 


Un probabile anticipo del futuro: l'Africa Gialla contro il giogo francese.

Un incendio che divamperà ben oltre il Sahel

 

Cosa ne dici, prof. Prodi, padre nobile del centro-sinistra, esperto del Sahel, che hai zelantemente trasformato, in un gioco di squadra con Ciampi e Draghi, tante nazioni europee in altrettante colonie monetarie, salvo i nuovi padroni: Francia e Germania? Sei ancora allibito al “sentire questa roba qua”, le tue orecchie sono ancora offese all’ascolto di simili “brutali superficialità”? Ti coglie di sorpresa l’estendersi dei gilet gialli [VEDI] anche all’Africa, en marche, certo non incruentamente, verso un’AFRICA GIALLA, con buona pace dell’ En Marche di Macron?

 

Marco Giacinto Pellifroni                    27 gennaio 2019

 

 

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