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Settimanale Anno XVI
Numero 716 del 5 LUGLIO 2020
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Albenga, il ricordo della battaglia di Nikolayewka Stampa E-mail
Scritto da SELENA BORGNA   

Albenga celebra il ricordo

della battaglia di Nikolayewka

 Si è tenuto, alla presenza del vicesindaco Alberto Passino, del consigliere provinciale Eraldo Ciangherotti, dell’assessore regionale Stefano Mai, del consigliere regionale Angelo Vaccarezza, dei rappresentanti delle sezioni ANA (Associazione Nazionale Alpini) della zona, delle associazioni del territorio e di numerosi cittadini, il ricordo della battaglia di Nikolayewka, avvenuta 77 anni fa.

 


  

“Saluto i presenti e ringrazio le autorità”, ha dichiarato il capogruppo degli alpini di Albenga, “e voglio ricordare un albenganese reduce di Russia che è tornato a casa. Il mulo è sempre stato molto importante per gli alpini e voglio ricordare il mulo Arco affidato a Nicola Massone, il quale fu soccorso dal suo fedele amico a quattro zampe dopo essere scivolato. La coppia, in seguito, partì per la guerra e affrontò diverse battaglie per poi arrivare in Russia, dove avvenne la ritirata. Qui Arco venne ucciso ed il soldato gli rimase vicino fino a quando capì che gli altri combattenti volevano mangiarlo; capite le loro intenzioni l’alpino si allontanò per non vedere quello scempio. Il reduce ebbe la fortuna di tornare e a causa del congelamento dei piedi gli vennero tagliati gli alluci”.

 


 

Stessa commozione da parte del vicesindaco Alberto Passino: ”Porto il saluto del primo cittadino e ringrazio le autorità e le associazioni presenti. Il 26 gennaio 1943 gli alpini vennero accerchiati e riuscirono a rompere la diga che impediva il loro ritorno a casa; voglio ricordare il battaglione Edolo con il generale Martina che incitava i soldati a combattere per il ritorno a casa. Malgrado i numeri l’attività militare italiana ebbe molti meriti ed i soldati volevano tornare in Italia dove li attendevano gli affetti più cari. Da questo battaglione è nata la prima versione della preghiera dell’alpino che ha in sè tutti i valori di questo corpo; per gli italiani la mamma è tutto e la patria rappresenta la possibilità di sfuggire all’inferno russo. Oggi la nostra Costituzione ripudia la guerra ed i nostri alpini sono impegnati all’estero per garantire la pace e nel nostro Paese come Protezione Civile ma voglio ricordare la memoria di chi dà la vita per la patria e per il nostro tricolore”.

 


 

“Porto i saluti del governatore Toti e del presidente del consiglio regionale Piana”, afferma l’assessore regionale Stefano Mai, “e voglio dire che ho studiato la storia di questa battaglia e mi sono sentito orgoglioso dei nostri eroi. In questa guerra hanno partecipato la Tridentina ed il battaglione Edolo e sono orgoglioso do poter dire che ho svolto il servizio militare in questi corpi. Mi sono associato all’Associazione Alpini di Cisano “Val Neva” e guardando il mio cappello ho visto una spilla con un messaggio che mi ha emozionato molto: “Per chi ti ha portato: nostalgia-rimpianto-fierezza. Per chi ti porta: vanto-tradizione-certezza. Per chi ti porterà: simbolo-speranza-grandezza” e che richiude in sè il significato dell’essere alpino”.

 


 

“Saluto tutti dicendo che questi sono momenti emozionanti che servono per riflettere e ricordare”, sottolinea il comandante delle truppe alpine generale Bellacicco, “e l’Italia ha mandato le sue truppe in Russia a combattere una guerra ingiusta ma i soldati obbedivano alla chiamata alle armi. I nostri uomini si sono ritrovati sul fronte del Don e lo sfondamento avvenne sulla linea dove erano presenti i tedeschi; le operazioni belliche erano poco sentite ed i soldati volevano tornare a casa per non perdere tutto; nessuno si arrese e la Tridentina sfondò la linea che i russi credevano insormontabile.

 


  

Gli italiani hanno sempre fatto cosa ritenevano giusto nonostante tutto e al giorno d’oggi la prepotenza per la conquista non ha più ragione d’essere ed i nostri soldati attualmente sono in giro per il mondo per riportare diritti e giustizia. Non dobbiamo mai dimenticare i nostri ragazzi che sono morti in Russia perché con il loro sangue hanno costruito quello che oggi abbiamo e quello di cui possiamo godere”.

 

“I soldati italiani sono andati in Russia perché credevano in un’Italia più giusta e sono andati con orgoglio ma voglio dire che i giovani devono leggere i messaggi sulle lapidi dei monumenti poiché sono la vera verità di una generazione che ha dato tutto per noi”, conclude il presidente della sezione ANA di Savona Emilio Patrone.

 SELENA BORGNA 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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