La guerra sola igiene del mondo Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   

LA GUERRA SOLA IGIENE DEL MONDO

 Aveva ragione F. T. Marinetti quando scriveva nel suo Manifesto del Futurismo il 20 febbraio 1909: “ Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttivo dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”; e ha ragione un suo tardo epigono postnovecentesco, il docente livornese di filosofia in pensione Pier Franco Lisorini, quando scrive nel suo articolo “Industria bellica e sensibilità irenica” pubblicato il 13 settembre 2020 su questa rivista online (il cui titolo per esteso  suona “Trucioli savonesi”, mentre il suddetto docente labronico continua a chiamarla solo  “Trucioli, chissà mai perché): “Le guerre presuppongono le armi, di offesa e di difesa e le armi sono il prodotto dell’ingegnosità umana.


F. T. Marinetti

L’uomo è fabbricante di utensili ma i primi utensili che ha saputo, e dovuto, costruire sono armi. Se non l’avesse fatto non ci saremmo. Si può correttamente riconoscere che la scimmia nuda è sopravvissuta in una natura ostile e agguerrita perché fornita di conoscenze e manualità che le hanno consentito di difendersi e di offendere. C’est à dire : di costruire armi. E tutto il nostro decantato progresso è figlio della guerra: la tecnologia miliare precede quella civile”. Infatti, tanto per fare un esempio, dalle ruote dei carri falcati da combattimento si è passati alle semplici ruote per le carrette adibite al trasporto di materiale edilizio e a quelle in uso presso i Sumeri per la lavorazione del vasellame. O mi sbaglio? Sia come sia, è vero che senza guerra non c’è progresso: si pensi solo ai passi da gigante che ha fatto la produzione e la potenza distruttiva degli armamenti dall’età della pietra alla bomba atomica! E’ evidente che dobbiamo alla seconda guerra mondiale scatenato da un certo Adolf Hitler la necessità che gli Alleati arrivassero per primi all’uso dell’energia nucleare, onde evitare che se ne impadronissero i nazisti. In questo senso, anche se il prof Lisorini non lo dice o non lo vuole dire, Hitler, per una sorta di eterogenesi dei fini, ha finito per diventare un benefattore dell’umanità. Sempre F. T. Marinetti, in un breve scritto del 1915 insiste sullo stesso tema però precisando di non aver nulla da spartire con gli anarchici: “Noi consideriamo come superata ed ancora superabile l’ipotesi della fusione amichevole dei popoli e non ammettiamo pel mondo che un’unica igiene: la guerra.


La meta lontana, e cioè una dolce affettuosità, sorella della viltà, ci appare come un’immonda cancrena che prepari l’agonia del mondo”. C’è qui un netto rifiuto dell’irenismo delle anime belle come per l’appunto nell’articolo del prof. Lisorini che giustamente disprezza le stucchevoli filastrocche di Gianni Rodari contro la guerra. Volete mettere i versi immortali del poeta greco Tirteo, ammirati anche da Platone, sulla bellezza di dare la vita per la patria? Dulce ei decorum est pro patria mori canta anche Orazio riecheggiando il poeta guerriero caro agli spartani; altro che l’irenismo no border della canzone Image di John Lennon! Anch’io, come il professore livornese, preferisco il sacro fuoco guerriero in difesa della civiltà occidentale minacciata dai fondamentalisti islamici della mai abbastanza compianta Oriana Fallaci, alle sterili lagne degli arcobalenisti no war buoni solo a manifestare contro le bombe e contro la guerra senza chiedersi che fine farebbero gli operai e gli impiegati che lavorano nelle fabbriche che producono armi se non ci fossero più guerre: quante famiglie sarebbero gettate sul lastrico? Attenzione dunque a gridare slogan contro l’industria bellica che tanti utili profitti ha procurato agli industriali del settore e ai loro dipendenti!


Per fortuna il pericolo che le guerre finiscano e, con quelle, gli Stati nazionali con i loro sacri (anche se variabili) confini e la necessità di dfenderli, è del tutto irrealistico e rimane un sogno di qualche ingenuo utopista  come Aldo Capitini (il Gandhi italiano), o Eugenio Colorni (uno degli autori del demenziale Manifesto di Ventotene per un’Europa unita e federale), o Danilo Dolci ( l’illuso poeta nonviolento che combatteva la mafia a mani nude convinto che ognuno di noi cresce “solo se sognato”);  tutti questo buonisti ante litteram hanno perso le loro battaglie contro la violenza e la sopraffazione dell’uomo sull’uomo perché non hanno tenuto conto di quello che ha scritto il Machiavelli sul destino dei profeti disarmati.


Colorni e Dolci

Meno male che c’è ancora qualcuno come il professor Lisorini che ne tiene conto e che sa come arrivare alla pace: vincendo il nemico in guerra. Chi l’avrebbe mai detto? Non ci sarà mai la pace perpetua auspicata da Immanuel Kant e dai profeti disarmati fintanto che l’umanità rimarrà divisa tra amici e nemici, Stati nazionali contro altri Stati nazionali, tribù contro tribù: solo quando non ci saranno più nemici contro cui combattere potrà esserci una vera pace perpetua. Cioè quando la specie umana si sarà autodistrutta.Ma questo, per me e per il professore livornese come per i fabbricanti di morte non è che un danno collaterale insignificante. D’altronde di qualcosa bisogna pur morire. Chi ha orecchi per intendere, intenda. Chi ha occhi per vedere, veda. Chi ha intelletto per capire, capisca.

 

FULVIO SGUERSO 

 

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