Succede in Ailati! Stampa E-mail
Scritto da FABIO TANGHETTI   
 
Succede in Ailati!

 C’è un mio caro amico, Armando Escogedor de Rompebolas, che ama molto la tecnologia ed è bravissimo. È così competente che sa riparare di tutto, dal cellulare alla lavastoviglie, passando per i computer. È talmente in gamba che ha trovato il sistema di salire sopra un satellite e fare un giro nello spazio. Quando è ritornato sulla Terra mi ha raccontato quello che ha visto da distante in un singolare Paese chiamato Ailati, uno Stato che conta circa 60 milioni di abitanti (poco di più).


Mi ha detto che in quel Paese si è ripetuto da più parti per anni che il Parlamento fosse pletorico. Molti giornalisti, opinionisti, leader politici, conduttori di talk show in TV, esperti e così via hanno battuto e ribattuto in continuazione per lustri sopra questo punto: il Parlamento è malato di inefficienza, trasformismo, assenteismo, improduttività, lungaggini, privilegi e comportamenti contrari alla fedeltà istituzionale eccetera. Hanno solo dimenticato di riflettere sul valore della rappresentatività, ma è un dettaglio…

Non sto a narrare come, ma alla fine in Ailati si è arrivati ad un referendum per ridurre il numero dei parlamentari. Gli Ailatesi si sono recati in gran numero alle urne e al grido di “tagliamo le poltrone!” e hanno decretato una sforbiciata del 36,5% delle Camere (che sono due). Adesso hanno un Senato di 200 membri e una Camera di 400 Deputati.

Questi sono gli antefatti. In questi giorni gli ailatesi stanno discutendo sulla legge che definisce come votare, perché riducendo il numero dei seggi bisogna, quanto meno, ridisegnare i collegi elettorali.

In Ailati i partiti politici si raggruppano in due schieramenti: Alfa e Beta. Recenti elezioni locali hanno dimostrato che gli ailatesi sono in maggioranza favorevoli ai partiti del gruppo Alfa. La legge elettorale vigente è mista maggioritario-proporzionale: il 37% dei seggi scaturisce da collegi uninominali maggioritari ed il resto da collegi plurinominali proporzionali.

 

Dal satellite il mio caro amico Armando ha notato questo: il raggruppamento Alfa conquisterebbe circa il 90% dei seggi uninominali, pur avendo il 55% dei consensi nel Paese e siccome è un precisino si è messo a fare i conti di quel che succederebbe con l’impianto elettorale attuale, modificato opportunamente per quanto riguarda la sola dimensione dei collegi. Armando mi dice anche che la riduzione dei posti in Parlamento dovrebbe essere di stimolo all’aggregazione dei partiti politici. Quindi il Rompebolas ha potuto semplificare i conteggi e i numeri sono i seguenti:

Camera dei Deputati: 400 seggi, di cui assegnati con il maggioritario 400 x 37% = 148; se la coalizione Alfa ha il 90% di questi seggi, raggiunge con il maggioritario 148 x 90% = 133 Deputati. Gli scranni assegnati con il proporzionale sono dunque 400 – 148 = 252. Se alfa se ne aggiudica il 55% ottiene altri 252 x 55% = 139 deputati. Il totale per Alfa ammonta a 139 + 133 = 272 Deputati su 400. Ne consegue che alla coalizione Beta vanno 400 – 272 = 128 Deputati su 400. Per quanto riguarda il Senato è sufficiente dimezzare tutto: ad Alfa vanno 136 Senatori, mentre Beta ne ottiene 64. In definitiva, con la legge attuale Alfa pur avendo il 55% dei consensi si aggiudica il 68% degli scranni con un guadagno di 13 punti percentuali.

Con un sistema elettorale proporzionale puro la coalizione Alfa avrebbe 220 Deputati e 110 Senatori, mentre a Beta andrebbero 180 Deputati e 90 senatori.

Considerato il guadagno in termini di voti, logicamente gli appartenenti ad Alfa spingono per un maggioritario puro che consentirebbe loro cifre “stratosferiche”. Altrettanto logicamente gli appartenenti al gruppo Beta dovrebbero spingere per un proporzionale puro, che consentirebbe loro di costruire un’opposizione di una certa rilevanza. Però Armando mi ha detto che non è proprio così. Sorprendentemente ci sono degli appartenenti a Beta che insistono per il maggioritario. 


 In particolare ce n’è uno che vuole a tutti i costi conoscere il nome del “premier” la sera stessa del voto. Si chiama Izner ed insiste ossessivamente per il maggioritario, perché è vero che la sua coalizione otterrebbe 40 Deputati e 20 Senatori ma a lui andrebbero dei collegi elettorali certi, che sono almeno 3. Quindi, oltre a sé stesso, al Senato verrebbero eletti i suoi amici Caio e Sempronio e alla Camera avrebbe ben 6 Deputati/e fedelissimi/e.

Come Izner possa incidere sulla vita politica nazionale con questi 9 parlamentari su 600, Armando non è ancora riuscito a capirlo. Io non ci provo nemmeno e osservo, invece, che già con la legge elettorale vigente la coalizione Alfa potrebbe agevolmente eleggere il Presidente della Repubblica (che nomina 5 membri della Corte Costituzionale), nominare i 5 giudici della Consulta di spettanza parlamentare ed 8 membri del Consiglio Superiore della Magistratura. Dimenticavo di menzionare il controllo totale sulla TV pubblica di Ailati da parte di Alfa. Figuriamoci allora con un maggioritario puro, caro Izner, alla faccia dei pesi e contrappesi…

Armando Escogedor de Rompebolas ha fatto tutti i conti relativi a queste ultime affermazioni e me li ha trasmessi. È proprio come dice lui, ma non intendo tediarvi oltre, conteggiate e calcolate voi se non ci credete. Riporto solamente quest’ultima piccola considerazione: in Ailati gli appartenenti alla coalizione Beta mi sembrano per lo più inclini all’autolesionismo (anche se forse ultimamente Izner ha qualche incipiente ripensamento)… ma per fortuna noi viviamo in Italia!

  Fabio Tanghetti

 

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