SETTIMANALE anno XVII
n° 741 del 28 febbraio 2021
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Italiani dalla parte di Trump Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   

ITALIANI DALLA PARTE DI TRUMP


 

 L’ interpretazione dei gravi fatti del 6 gennaio a Washington ha riportato in primo piano la storica distinzione, oggi considerata obsoleta soprattutto dai politici e dagli ideologi di destra e di estrema destra (penso ad Alain de Benoist, a Michel Onfray, a Regis Debrey, a Marco Tarchi, a Massimo Fini, a Diego Fusaro, agli intellettuali organici di CasaPound…) tra destra e sinistra. Se leggiamo, infatti, i commenti pubblicati sui social o sui giornali - anche sui cosiddetti giornaloni di solito disprezzati dai sovranisti, dai negazionisti, dai complottisti e da chi si vanta di essere politicamente scorretto - notiamo che questa distinzione è così marcata da richiamare quella di amico-nemico che caratterizza, secondo Carl Schmitt, l’agire politico. Per esempio Giorgia Meloni, in una lettera pubblicata il 7 gennaio sul Corriere della Sera, scrive, riguardo agli avvenimenti del 6 gennaio a Capitol Hill: “non accetto lezioni da una sinistra che governa da dieci anni senza mai aver vinto le elezioni e che critica la violenza solo se di destra”. Già, la sinistra d’abitudine non accetta i risultati delle elezioni se non la premiano, predica odio e violenza contro i ricchi e contro gli sbirri che li difendono, fomenta la guerra tra poveri e appena può procede agli espropri proletari e all’occupazione delle case sfitte, magari con l’aiuto dei centri sociali e fa di tutto perché scoppi una bella guerra civile.  Da parte sua l’eurodeputata della Lega Susanna Ceccardi (già candidata alla presidenza della Toscana) ha twittato, l’8 gennaio: “I morti in America. Dopo gli scontri sono ben 4.

 


La Meloni e la Ceccardi

 

Tutti sostenitori di Trump. Si fosse trattato al contrario di una manifestazione di sinistra questi 4 sarebbero già martiri contro lo Stato che reprime la libertà di pensiero. Invece erano di destra, quindi facinorosi. Ashi Babbit è una delle vittime. Era una veterana delle forze armate. Era disarmata quando è morta”. Per la verità i morti sono stati cinque, tra questi un agente di polizia che difendeva il Parlamento. Analogo concetto, ma con toni più enfatici, ha espresso via Twitter anche Roberto Fiore, il fondatore di Forza Nuova: “Onore ad Ashli Babbit, morta per la libertà. Uccisa vigliaccamente dalla polizia con altri 3 dimostranti. E’ la prima eroina della Rivoluzione popolare americana e va ricordata come una donna disarmata e coraggiosa che ha offerto il petto e il volto a un potere corrotto e vile. Media e partiti si stracciano le vesti per l’assalto alla ‘democrazia’ dei brogli e delle truffe. Nessuno pensa ai 4 manifestanti ammazzati da sicari del Deep State. Uomini in nero che uccidono a freddo per terrorizzare chi ama la sua (sic!) Nazione. Come fu con Alba Dorata e ad Acca Larenzia”. Faccio solo notare che per i commentatori italiani di destra sostenitori di Trump, incluso l’irascibile Vittorio Sgarbi, l’assalto a mano armata alla sede del Congresso degli Stati Uniti, che ha lasciato sulla strada cinque morti e una cinquantina di feriti, non è stato un attacco deliberato e organizzato militarmente dalla marmaglia negazionista e violenta sobillata dal presidente uscente Donald Trump alla democrazia americana ma una “manifestazione democratica” degli elettori di Trump convinti che i perfidi democratici abbiano rubato con i loro brogli e  la complicità dei media la vittoria al loro instabile  leader sovranista e populista, e quindi comprensibilmente angry.

 


Ashi Babbit è una delle vittime

 

Un altro italiano dalla parte di Trump che ha commentato, ma con qualche imbarazzo, gli avvenimenti di Washington è il leader della Lega Matteo Salvini, il quale, evidentemente spiazzato dall’assalto al Congresso dei sostenitori di Trump, dapprima, com’è suo costume e sua collaudata tattica difensiva-diversiva, tergiversa: “La violenza non è mai la risposta, da Washington a Instambul. Per me l’Italia e gli italiani vengono prima di tutto e di tutti”. Poi entra nel merito ma avendo cura di separare Trump dai suoi violenti seguaci assalitori del Campidoglio: “Sostenevo le idee dei repubblicani, dei conservatori e di Trump, ma un conto è il voto, un conto entrare armati in Parlamento, quella è folllia”. Di chi? Solo degli imbufaliti profanatori e saccheggiatori del tempio della democrazia americana? Salvini prudentemente non si sbilancia, anzi, per non saper, come si dice, né leggere né scrivere, ad ogni buon conto, meglio dismettere la mascherina con l’immagine di Trump e, cogliendo l’occasione dell’audizione preliminare al tribunale di Palermo per il caso Open Arms, nel quale è accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, recatosi in via D’Amelio per omaggiare la memoria di Paolo Borsellino si è mascherato dietro quella con l’immagine del giudice ucciso dalla mafia, provocando l’indignazione  di Salvatore, fratello di Paolo, che ha commentato così: “Salvini in via d’Amelio? Una passerella come sempre. Uno sciacallo come lui non può far altro che sciacallaggio”. Si sbilancia, invece, e fuor di misura, un trumpiano italico della prima ora come Marcello Veneziani, convinto che la sconfitta del thycoon non significhi anche la fine del trumpismo e del sovranismo (vedi il suo articolo “Ma la storia non finisce con Trump” su La Verità dell’ 8/01/2021), ne trascrivo alcuni passaggi esemplificativi di come si può tentare di manipolare l’opinione pubblica: “Alla fine doveva succedere.

 


 

L’America era spaccata in due non da mercoledì, e nemmeno dalle presidenziali; già all’indomani dell’elezione di Donald Trump partì una campagna di odio che delegittimava il presidente democraticamente eletto e spaccava in due razze (!) l’America, i trumpistl e i dem. Vari furono i tentativi di impeachement per rovesciare Trump e le campagne mondiali per colpirlo e ridicolizzarlo. Fu considerato subito un guerrafondaio in lotta contro il mondo e un dittatore che avrebbe riportato indietro gli States. E invece Trump, pur con i suoi atteggiamenti da guascone, non ha fatto nessuna guerra e ha fatto crescere gli Usa sul piano economico e del lavoro come non succedeva da anni. Il consenso a Trump cresceva e la sua conferma alla Casa Bianca era nell’aria un anno fa. Poi arrivò il covit e da un verso la campagna mondiale contro di lui, dall’altro le spavalderie di Trump lo portarono a perdere consensi e generare insicurezza”. Ecco spiegati i motivi della sua sconfitta, in gran parte dovuta a cause esterne: il covit e la campagna (la congiura?) addirittura mondiale contro di lui. Veneziani sorvola sul negazionismo (lo chiama spavalderia) e sulla pericolosa e incauta sottovalutazione della pandemia, oltre che sulla sua disastrosa politica razziale. Tutta da leggere poi è la sua cronaca minimizzatrice e giustificazionista dell’assalto eversivo al Campidoglio per impedire la proclamazione della vittoria di Joe Biden: ”E così quando il Congresso stava per proclamare la vittoria del democratico Biden, la folla dei trumpiani si è ammassata davanti al Palazzo, ha prima tumultuato e manifestato, poi un gruppetto (!) ha invaso il Congresso. Gran parte dei manifestanti erano lì con intenzioni pacifiche, ma ogni volta che si crea una tensione del genere, in presenza del verdetto e in prossimità fisica del Potere, qualcosa scatta e ci sono sempre esagitati (da chi? Non si sa!).

 


 

A sua volta la massa dei manifestanti era solo un campione, una minoranza degli ottanta milioni che avevano votato Trump ma non pensavano di impedire con la mobilitazione di piazza il verdetto annunciato, anche se sospettavano che fosse manipolato; tantomeno pensavano a un golpe. Sono gente di law and order, mica eversivi. Il clima pesante, aggravato dall’effetto traumatico del lockdown e dell’escalation dei contagi, ha esasperato gli animi e alla fine quello di Washington è stato, sì, uno spettacolo indecente ma è stato pure un rito di liberazione, catarsi e sfogo, prima di rientrare nei ranghi (quali?). Trump è stato il loro sobillatore fino al penultimo momento, poi alla fine ha fatto appello alla responsabilità, ha chiesto di manifestare pacificamente e rispettare le forze dell’ordine. Ma temo che verrà processato”. Avete capito? Quel brav’uomo lievemente disturbato nella psiche, dopo aver sobillato i suoi seguaci ad assaltare Capitol Hill perché sfogassero almeno un poco la loro sacrosanta rabbia per il furto della vittoria del loro Comandante in Capo, li ha richiamati, a quanto risulta invano, all’ordine. Anch’io penso che verrà processato, ma, a differenza di Veneziani, lo desidero. Che sia fatta qualche volta giustizia anche su questa terra.

FULVIO SGUERSO 

 

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