TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
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Non frantumare quella pillola! Stampa E-mail
Scritto da GIORGIO MENARDO da Il Letimbro   
 
PILLOLE DI SALUTE di Giorgio Menardo
 

Non frantumare quella pillola!

Una donna di 38 anni è morta per un grave e prolungato abbassamento della pressione arteriosa: gli accertamenti successivi hanno attribuito il decesso alla somministrazione di nefedipina a rilascio prolungato, un farmaco comunemente usato per controllare l’ipertensione. Poiché la donna non riusciva a deglutire la compressa intera, questa era stata frammentata in un apposito trituratore che riduce i farmaci in polvere e poi somministrata. Un altro caso segnalato si riferisce a una signora di 83 anni alla quale era stato prescritto un farmaco a rilascio prolungato per il cuore: la paziente aveva problemi di deglutizione che le rendevano molto difficile ingoiare la pastiglia intera e per questo motivo l’aveva masticata. Le indagini fatte dopo la morte permisero di accertare nel sangue della donna dosaggi del medicinale molto elevati, incompatibili con la vita. I due casi hanno in comune il fatto che entrambe le donne sono morte per aver ingerito una compressa a rilascio modificato o prolungato dopo averla fatta a pezzi.

Le compresse di questo tipo sono costruite con accorgimenti che consentono un rilascio lento del farmaco in esse contenuto in modo da avere nel sangue un livello costante di medicina per 24 ore senza bisogno di somministrarla più volte al giorno, con il rischio che qualche dose venga  saltata.

Masticando o facendo a pezzi queste compresse si distrugge il meccanismo che fa rilasciare lentamente il farmaco. L’effetto è infatti generalmente ottenuto da strati della parete della compressa stessa che vengono digeriti in tratti diversi dell’intestino. Frantumando questi involucri sovrapposti, il farmaco contenuto nelle compresse viene assorbito subito tutto appena queste arrivano nello stomaco raggiungendo nel sangue concentrazioni molto superiori a quelle desiderate che possono portare a disturbi molto seri o addirittura alla morte come nei casi sopra ricordati di masticare o triturare una compressa per facilitarne l’assunzione in persone con problemi di deglutizione sembra una pratica banale e sicura, ma non sempre è cosi!

Esistono farmaci per i quali deglutire la compressa intera o masticarla è indifferente per esempio le pastiglie divisibili a meta o a quarti, come indica l’apposita incisura, possono essere frammentate senza rischi.

 

 

 

 Altri farmaci, diffusissimi come l’omeprazolo sono confezionati in capsule contenenti molti piccoli granuli: i pazienti che non riescono a deglutire la capsula posso aprirla con le forbici e ingerirne il contenuto con acqua, succhi di frutta o su purea di mele. I granuli devono essere ingeriti al massimo entro 30 minuti dalla apertura della capsula. In questi casi si possono cercare delle alternative: nel caso dell’omeprazolo un farmaco con indicazioni analoghe è il lansoprazolo che viene prodotto anche in compressorodispersibili che il paziente può succhiare come una caramella. 

 

Una buona guida con tabelle di facile consultazione è la “Do Not Crush List FVG” (Elenco dei farmaci non triturabili Friuli Venezia Giulia) consultabile sul sito arcs.sanita.fvg.it. Purtroppo anche in queste tabelle di facile consultazione e interamente scritte in italiano, tranne il titolo che richiama analoghe liste americane e inglesi, vicino a molti farmaci per quanto riguarda la possibilità che la compressa o capsula sia divisibile o apribile c’è la dizione n.d. cioè non determinato e si riferisce a quei prodotti per i quali non è reperibile questa caratteristica né nella scheda tecnica né nella letteratura medica.

In questo caso, se disponibile, viene indicata la formulazione alternativa. Data la disponibilità sul mercato di farmaci a rilascio modificato l’Agenzia medica europea (Ema) ha formulato l’auspicio che i produttori scrivano sul foglietto illustrativo se il farmaco può essere masticato o frantumato, ma per il momento molti medicinali non hanno questa indicazione.

Nel dubbio chiedere sempre al medico.

 

 GIORGIO MENARDO da Il Letimbro

 

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