TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XV
Numero 676 del 15 settembre  2019
Tel. 346 8046218
Lettura di un'mmagine: Ritratto di Ugolino Martelli Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’ IMMAGINE 52
 Ritratto di Ugolino Martelli
Olio su tavola (1535 – 1538)  
di Agnolo di Cosimo detto il Bronzino
Staatliche Museum, Gemalaldegalerie Berlino

 Questo ritratto è considerato una delle opere più perfette del Bronzino (Monticelli di Firenze, 1503 - Firenze 1572) e di tutto il Manierismo fiorentino: qui il pittore letterato e umanista ritrae un giovane letterato e umanista, Ugolino Martelli, proprio mentre è intento nello studio delle Humane litterae nello spazio chiuso del cortile della casa di famiglia a Firenze. In quello spazio geometricamente modulato in una forma architettonica brunelleschiana, vediamo raffigurati due personaggi: uno reale in primo piano, il giovane studioso, e uno evocato tramite la statua incastonata sullo sfondo, raffigurante il salmista e musico ebreo David che ha appena abbattuto il gigante Golia.

I due personaggi rappresentano due diversi modi di essere nel  mondo: Ugolino, in primo piano, pallido, vestito di nero, incarna la vita contemplativa dell’umanista che rifugge dalla violenza e la cui virtù consiste, appunto, nell’ esercizio delle arti liberali e nello studio degli autori classici; il giovane David (si pensi a quello di Donatello e a quello di Michelangelo) rappresenta invece l’eroe combattente che sconfigge il tiranno con l’arma dell’intelligenza più forte della violenza bruta. Questa differenza è accennata anche dalla postura del giovane umanista fiorentino opposta a quella dell’effigie marmorea di David.

La forza e l’orgoglio del giovane Ugolino, enfant prodige della ricca e colta famiglia fiorentina dei Martelli, consistono nella sua frequentazione dei classici greci e latini e nella confidenza con gli autori suoi contemporanei, in particolare il Bembo, il Varchi, il Vasari, il Castiglioni e lo stesso Agnolo di Cosimo, pittore e anche raffinato poeta petrarchesco. In questo ritratto, il Bronzino riesce a rappresentare con una esattezza veramente degna dei grandi maestri quattrocenteschi toscani e fiamminghi così l’aspetto fisico come quello temperamentale del personaggio.

Il grande pittore manierista (allievo e amico fraterno di un altro grande artista fiorentino, Jacopo Carrucci detto il Pontormo) - che pitturerà, tra l’altro, pochi anni dopo, quel gioiello architettonico e figurativo che è la Cappella di Leonora  in Palazzo Vecchio - coglie Ugolino in un momento di intensa riflessione mentre si volge di tre quarti verso un personaggio fuori dal quadro, al quale indica il testo del Canto IX dell’Iliade, quello dell’ambasciata ad Achille offeso e irato per fargli cambiare atteggiamento e tornare a combattere, ma nemmeno l’appassionato discorso dell’amico Patroclo riesce a smuoverlo. Mentre con la destra Ugolino indica il libro  dell’Iliade aperto alle pagine sopra citate, con la sinistra tiene un volume con la copertina azzurra su cui si legge M. P. Bembo.

Un altro libro su cui si legge Maro (Publius Virgilius Maro) fa capolino sullo scrittoio. Tutti particolari significativi della cultura letteraria del personaggio che campeggia su uno sfondo architettonico tipicamente fiorentino con la caratteristica bicromia risultante dall’accostamento della pietra serena (arenaria di colore grigio)  impiegata, secondo le indicazioni brunelleschiane, per gli spigoli, le lesene, le mensole e le cornici di porte e finestre, con il bianco delle pareti. In questo ritratto la cifra stilistica del Bronzino è impressa in ogni tratto del dipinto: pittura tendente alla scultura, figure quasi tridimensionali, contorni netti, forme come incise nel bronzo (di qui, forse, il soprannome di Bronzino).

   FULVIO SGUERSO

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