di Massimo Bianco
TRUCIOLI SAVONESI
Settimanale Anno XVI
Numero 685 del 17 novembre  2019
Tel. 346 8046218
Lettura di un'mmagine: Maddalena penitente Stampa E-mail
Scritto da FULVIO SGUERSO   
LETTURA DI UN’ IMMAGINE 61
Maddalena penitente di Donatello
 
Scultura in legno (1455 – 1456)
Museo dell’ Opera del Duomo – Firenze

 L’ormai anziano e malato lo scultore fiorentino Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello (Firenze, 1386 – Firenze, 1466) scolpì questa Maddalena, forse  destinata al Battistero del Duomo (il bel San Giovanni), al suo ritorno a Firenze, reduce dal glorioso decennio padovano, rappresentandola anch’essa vecchia e pellegrina nel sud della Francia, seguendo la narrazione della Legenda Aurea del frate domenicano Jacopo da Varagine, ma dire vecchia è dire ancora poco: Donatello vuole rappresentare un’anima tormentata fino alla consunzione e alla morte dal senso di colpa malgrado sia stata assolta dai suoi peccati carnali dal Figlio di Dio in persona. Maria Maddalena, che da giovane esercitava il  mestiere della prostituta, un tempo donna bellissima, non si dà pace, e, per dimostrare a se stessa e a Dio l’autenticità della sua conversione, conduce una vita ascetica e solitaria di continua mortificazione della carne e di preghiera.


Donatello concentra la sua attenzione sulla figura scarnificata della Penitente vestita solo dai suoi lunghi capelli un tempo fluenti e dorati e ora ruvidi e collosi ripiegati e intrecciati intorno ai fianchi, sulla sua anatomia scheletrica eliminando i tradizionali simboli iconografici che accompagnano la Penitente, quali il teschio, la croce, il vasetto degli unguenti profumati. Maria Maddalena è rappresentata in piedi con una leggera rotazione della testa verso sinistra, in atteggiamento di preghiera.  Di notevole intensità è il volto incavato, con gli occhi che quasi non si vedono tanto sono infossati nelle orbite; del bel volto di un tempo non è rimasta traccia, la sua immagine è segnata dai digiuni, dalle autopunizioni e dalle privazioni d’ogni tipo, i capelli intorno al volto che in parte ricadono sulle orbite non hanno più nulla di seduttivo ma indicano il rifiuto totale della sua precedente vita. Per avere un’idea della sofferenza profonda di quest’anima tormentata è necessario fissarla a lungo in quegli occhi che ci guardano come fossero già nell’oltretomba. Un presagio della morte vicina anche del grande artista fiorentino che con quest’opera ripudia, in un certo senso, il suo  classicismo giovanile aprendo la strada al Manierismo? Certo è che la bellezza di questa Maria Maddalena consiste paradossalmente nel rifiuto dell’idea comune di bellezza. D’altra parte è prerogativa del genio precorrere i tempi e seguire la propria ispirazione senza lasciarsi condizionare dalle mode e dai gusti del proprio tempo.

 FULVIO SGUERSO

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